Ultimi giorni nei Balcani

Ok, lo ammetto, negli ultimi giorni ho un po’ cazzeggiato e non ho prodotto report. chiedo scusa ma sono stati giorni difficili (alcuni) e pieni di cose spettacolari (altri), quindi mettetevi nei miei panni.

Eravamo rimasti a Ohrid “benvenuti in zona turistica”. Non mi dilungherò a descrivere il paese, su Ohrid si trova di tutto e di più su internet. Sappiate solo che in mezzo alla caciara dei turisti, ai ristoranti che cercano di fregarti sul resto, ai ragazzini che ti chiedono 200Lek per fare la foto col pitone (giuro) e quello che te ne chiede 50 per fare la foto al bimbo, su un pony, con un cappello da cowboy, si nascondono perle di assoluta bellezza.

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Abbiamo fatto una puntata anche a Sveti Naum e alla Bay of Bones, se la seconda è una interessante ricostruzione di un villaggio neolitico su palafitte, la prima assomiglia un po’ ai grandi luoghi di culto italiani.

Una chiesta (ortodossa) magnifica con, al contorno, un baraccone turistico mica da ridere. Bancarelle, ristoranti, gite in barca nel laghetto e cattivissimi pavoni aggressivi (ciò le prove).

Quindi lasciamo Ohrid e puntiamo di nuovo verso l’Albania. Un’ora per uscire dalla periferia perchè le mie mappe GPS sono assolutamente inaffidabili (ricordo che forse sarebbe stato meglio installare la Macedonia), e prendiamo la strada che costeggia il lago.

Sto viaggiando intorno ai 70 all’ora, tranquillo, rilassato, mi godo il panorama quando, dai cespugli, mi sbuca davanti un’Audi Q5, è a pochi metri, nel giro di una frazione di secondo penso:
“Merda”
“Mi schianto”
“Come torno a casa?”
“Lo prendo nella portiera dietro”
Nel frattempo la parte rettiliana del cervello lavora per i cazzi suoi, se avesse lasciato fare a me, ci saremmo uccisi, mi aggrappo ai freni, stringo il serbatoio. L’ABS entra sia davanti che dietro, mollo il freno davanti, mi butto a destra e riesco a passargli dietro lasciando forse una spanna scarsa tra la mia borsa e il suo paraurti.

Mi fermo, mi tremano le mani, le gambe, tutto. E mi rendo conto che il tizio non è uscito dai cespugli, ma che la strada curvava a destra e io sono passato dritto a cannone prendendo una stradella secondaria. Memento, qui MAI abbassare la guardia quando si guida, la segnaletica c’è o non c’è, random.

Ok, sono sopravvissuto, ripartiamo verso l’Albania. Obiettivo di oggi è visitare le tombe di Selce e Poshtme (mancano un paio di dieresi, lo so), che sono da qualche parte a nord est di Pogradec, ma non si sa bene dove. In realtà la strada che ci arriva non è segnata nè sul mio GPS nè tantomeno sulla carta topografica dell’Albania. Le premesse per andare a impestarci sono quindi ottime.

L’Albania è un cantiere aperto, strade di grande comunicazione sono in costruzione ovunque; la cosa presenta vantaggi e svantaggi: un vantaggio è che strade che altrimenti sarebbero state improponibili stanno diventando veloci e scorrevoli, lo svantaggio è che sulle stesse strade si viaggia per kilometri su massicciate in costruzione, in mezzo a nuvole di polvere infernali, con camion da cava che fanno avanti e indietro a velocità folle. In un modo o nell’altro, comunque troviamo ANCHE le tombe, che si rivelano un’altra delle piccole sorprese nascoste di questo paese.

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La Pinkie mi insulta pesantemente, perchè questi tipi di strada sono troppo per lei, ma le tombe meritano.
Tra la ricerca delle tombe, fare quattro passi, fare due foto, fermarsi a Elbasan per una birra, eccetera eccetera, commetto uno sbaglio madornale. I Km che ci separano da Berat sembrano pochi, ma sopravvaluto le strade Albanesi e ci troviamo a fare gli ultimi 50Km al buio. Se ricordate, in uno degli episodi precedenti ho detto che per me non viaggiare di notte è un principio a cui non venire meno, mai.
Ecco, stavolta ci siamo costretti, ed è un’esperienza TERRIFICANTE. La scelta spazia dal bestiame che circola libero in strada, a buche enormi che si vedono solo all’ultimo momento, a auto senza fari, a persone che passeggiano tranquillamente tra un paese e l’altro al buio. La velocità media è sotto ai 30Km/h e quando arriviamo a Berat siamo distrutti dallo stress.
Ovviamente la strada che porta al nostro hotel è chiusa per lavori, un indigeno di dice con entusiasmo che “con quelle moto da cross potete passare”. Provo e la situazione che mi trovo di fronte è quella di un cantiere nel quale stanno rifacendo il selciato in pietra, ci sono quindi tombini aperti, scavi per posare i cavi, e gradini alti 35cm. Al buio. Fanculo indigeno.
Fortunatamente la gentilezza degli albanesi ci tira fuori dai casini una volta di più. Un signore con uno scassatissimo scooter cinese ci si piazza davanti e come una specie di Mosè scoreggiante ci guida verso la terra promessa da una strada alternativa, non senza risparmiarci un paio di bei passi di enduro da cantiere.
Berat è semplicemente grandiosa, il titolo di patrimonio dell’umanità è assolutamente meritato. Ci passiamo una giornata intera perdendoci tra vicoli, castello, moschee e chiese bizantine ma è assolutamente troppo poco tempo. Ci rifaremo al prossimo viaggio.

La giornata di oggi invece è stata assolutamente rilassante, Berat – Tirana lungo la SH3 “la strada del Duce”, costruita, come la maggior parte delle infrastrutture dell’Albania, durante l’occupazione italiana, con qualche deviazione offroad solo per andare a curiosare. Qui il Benito è visto dai più ancora come un benefattore, visto che praticamente tutto quello che c’è l’ha costruito lui (E non rompete le balle, non è un’esternazione politica. E’ la realtà dei fatti e ciò che sostiene la maggior parte degli albanesi. Quando poi, durante la guerra con la Grecia, gli hanno fatto un culo come una capanna e si è ritirato, in Albania non sono praticamente più state realizzate grandi opere)

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