Primo contatto con la Macedonia, dagli asini a Gardaland

Ok, sono due giorni che non scrivo, non protestate. Mala tempora corrunt.
Mercoledì siamo partiti da Scutari con la ferma intenzione di arrivare a Debar, primo paese in Macedonia e, no, non ci siamo riusciti.
La Pinkie è, di fatto, una neopatentata e siccome io sono un cuore d’oro ho pensato che non fosse il caso di farla cozzare con 80Km di sterrati albanesi al suo secondo giorno di vacanza, così ho ripiegato sul piano B, una tappa un po’ più lunga ma interamente asfaltata.
Non l’avessi mai fatto. Lo so, dovevo saperlo, io ci sono già stato in Albania, ma mi sono lasciato sedurre dalla riga gialla sulla cartina, e così ci siamo beccati decine e decine di km del peggior asfalto albanese, che è MOLTO peggio dello sterrato.

Dove non è devastato dalle buche, è in rifacimento e quindi è un cantiere aperto. Sia dov’è devastato che dov’è in rifacilmento gli albanesi guidano come se fossero all’ultima tappa del mondiale di rally, sia che abbiano una Yugo degli anni 70, sia che abbiano un furgone sia che abbiano un camion da cava. In mezzo a tutto ciò, è facilissimo uscire da una curva e trovarsi un distinto signore anziano sul suo cavallo, con dietro un asino e, ancora più indietro, un puledro libero. Quindi vi lascio immaginare come si guida rilassati.

Questa brillante idea di “facciamo asfalto” ha fatto si che ci abbiamo impiegato un giorno per fare circa 120Km passando per paesi nei quali ci siamo sentiti chiedere “ma cosa ci siete venuti a fare in Albania?”.
(E nei quali siamo sempre e comunque stati accolti con una gentilezza assoluta).

Dato che muoversi col buio da queste parti equivale a un mezzo suicidio, verso le sette abbiamo deciso di fermarci a Peshkopi. Dov’è? Cercatelo su google maps, vi dico solo che sulla guida Lonely dei Balcani non è nemmeno inserito nell’indice analitico.

Perchè Peshkopi? Perchè tra gli amici di facebook ho Gimi, il proprietario dell’hotel Piazza, che si rivela essere un personaggio tanto istrionico quanto ospitale e decidiamo di passare la notte

nel suo hotel.

La mattina seguente, dopo una rapira visita al museo di Peshkopie, partiamo decisi in direzione Debar senza sapere cosa ci aspetta.

La tratta da Scutari a Peshkopie l’ho già descritta, quindi non mi soffermerò oltre, Diciamo solo che è stato un bel test per sospensioni e freni.

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Entriamo in Macedonia e ci rendiamo conto che, forse, non fermarsi a Debar è stato un colpo di fortuna. Il Piazza è un hotel carino, Peshkopie tutto sommato permette di fare due passi la sera, Debar invece ci accoglie con lo spettacolo di una discarica in fiamme quindi proseguire a cannone in autostrada per Skopje va benissimo…

Così arriviamo a Gardaland o quasi.

La periferia di Skopje è come quella di tutte le altre grandi città dei balcani, casermoni di impronta comunista, viali enormi sui quali è facile immaginare parate di carri armati, poi si arriva in centro e qui spunta una collezione di palazzoni in stile classico, che fanno quasi sembrare sobrie le ville albanesi del primo giorno. A quanto pare i macedoni hanno un’autentica passione per le statue monumentali e l’architettura classica, ne piazzano OVUNQUE, combinandole con luci colorate degne della peggior balera anni ’80… unz unz unz… disco disco!

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Basta attraversare il famoso (e splendido) ponte di pietra però, per infilarsi nel bazar e tornare indietro di qualche secolo, più ci si allontana dalla piazza, più si inizia a vedere la Skopje “vera”, più araba che europea.

Nota di colore. Anche a Skopje, come già visto a Scutari, c’è in giro una quantità incredibile di cani e gatti randagi, tutti “etichettati” e censiti. Qui viene fuori prima lo spirito della Pinkie che, prima, cerca di convincermi ad andare a comprare delle cosce di pollo da dargli (nota bene, hanno tutti un aspetto piuttosto sano e pasciuto) e, poco dopo, decide che starebbero bene su un divano e lancia l’idea di comprargliene uno… E’ meglio che la porti via alla veloce da qui.

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