Le moto cambiano i motociclisti?

o sono i motociclisti a cambiare le moto?

Sono nato all’inizio degli anni ’70 e, nonostante abbia iniziato ad interessarmi alle moto piuttosto tardi, ho inevitabilmente vissuto quel periodo nel quale il mercato faceva numeri veramente grossi, quando i ragazzini aspiravano ai 125 2T pompatissimi, quando le supersportive hanno davvero iniziato ad essere “race replica” e quando hanno visto la luce alcune delle più belle endurone che la storia ricordi.

Vedere in tv almeno qualche spezzone della Parigi Dakar, quando ancora era “da Parigi a Dakar” era quasi inevitabile, ne parlavano i TG e addirittura i quotidiani.

06_Tuareg_Rally_125_86A scuola, alle superiori, i compagni motociclisti erano divisi in due categorie: da un lato quelli con le sportive, due tempi da 34Cv per 180Km/h, roba che adesso verrebbe considerata nella migliore delle ipotesi assolutamente diseducativa e nella peggiore istigazione al suicidio. Dall’altra quelli con l’enduro: Gilera Arizona, Honda MTX, Aprilia Tuareg. I più grandi, quelli vicini al diploma, potevano addirittura ostentare gioielli come Gilera RC600, Suzuki DR Big, Yamaha Teneré. Roba che oggi viene cercata e restaurata da 50enni in crisi di mezz’età, allora faceva sbavare i ragazzini e non stupiva, semplicemente suscitava invidia in chi “avrebbe voluto”.
Ecco, non ricordo NESSUN amico appartenente alla categoria dei “Dakariani in replica” avere mai provato nemmeno a fare una tirata in mezzo ai campi, c’erano si gli enduristi “veri”, e ancora di più i crossisti, ma erano per lo più votati all’agonismo puro e non rientrano nella nostra disamina. Quelli più arditi con l’endurona ci facevano la vacanza estiva ed erano visti un po’ come dei pazzoidi alternativi che non riuscivano ad apprezzare la poetica bellezza dello spaccarsi come bestie a Rimini o Riccione. Però c’è da dire che l’influenza della Paris-Dakar era ancora forte, era inevitabile farsi influenzare e sognare rally interminabili mentre si impennava sui viali del centro con addirittura il portapacchi montato sopra al faro anteriore.

E oggi?

Oggi direi che le cose non sono cambiate, il 95% delle maxienduro vedono lo sterrato quando vengono parcheggiate in un’aiuola, il 99% di chi ha una maxienduro non possiede nemmeno i rudimenti base della guida fuoristrada. Eppure nel 2015, su un totale di circa 62.000 immatricolazioni, ben 19.500 erano endurone, quasi 21.000 se inseriamo nel segmento anche la Ducati Scrambler. Ok, nel numero ci sono anche le enduro racing, ma rappresentano una percentuale minima se paragonata, ad esempio, alle 5.000 BMW GS.

La Dakar non se la fila più nessuno, almeno in Italia; fare fuoristrada è vietato perfino sulle strade bianche e comunque, con pachidermi da 250Kg per 150 e rotti cavalli per fare off bisogna essere un minimo sgamati, certo il web è pieno di video di bicilindrici da 150Cv in mulattiera o in mezzo metro di fango, o sulle piste pietrose di qualche paese esotico, ma sono video pubblicitari, per fare fuoristrada “vero” ci vogliono dei manici che si contano sulle dita di una mano e che sarebbero manici con qualsiasi moto.

GSbagaglioE allora tutte ste maxienduro sempre più grosse, veloci, potenti, elettroniche, equipaggiate in maniera estrema, quali esotiche estreme e sperdute lande percorrono?

Più o meno le stesse che percorrevano le enduro di quando ero ragazzetto: al mare nel weekend, a fare il giro in collina o al lago la domenica e in centro il sabato all’ora dell’aperitivo; se si fa fuoristrada è perché ci sono i lavori in corso o si fa il viale d’accesso all’agriturismo. I più arditi postano foto sull’Eroica (in Toscana), col casco modulare aperto.

Quello che è cambiato è che una volta le endurone erano “enduro vere”, relativamente leggere, con potenze gestibili, pesi rialzabili senza essere in sei. Tant’è che oggi vengono ricercate dai suddetti 50enni in crisi di mezz’età per andare a farci fuoristrada.
Oggi la stessa categoria “maxienduro” si è adattata all’uso che ne fa l’utente medio, il mare, l’asfalto e l’aperitivo, è quindi abbastanza ovvio che sia stato il motociclista a cambiare la moto.

royalenfield-himalayan-bike-4Durante le ultime edizioni di EICMA si è visto un rifiorire di enduro “umane”, penso alla Honda CRF250 Rally, laVersys X, Il prototipo Gasgas Venturo 400 e, parlando di cilindrate più grosse, la bellissima AJP PR7, la evocativa Yamaha T7 e una delle novità che più ha fatto discutere tra i viaggiatori: la Royal Enfield Himalayan: spartana, essenziale, perfino brutta, l’esatto contrario di quello che il mercato sembra volere ma, proprio per questo terribilmente evocativa e romantica.

hipster2Bene, molto bene, tutto molto bello, mi sembra di essere tornato alle enduro della mia adolescenza, che permetterebbero tutte di fare cose bellissime, viaggi meravigliosi, di riempirsi di fango senza rischiare la vita, l’ernia e settemiliardi di euro di danni in caso di caduta ma… quante finiranno davvero almeno per inzozzarsi un po’? Io ho i miei seri dubbi, aspetto con ansia di vedere la prima Himalayan lucidissima parcheggiata di fronte al 10 di corso Como o sotto al rooftop con piscina del Ceresio 7 in orario aperitivo, con vicino qualche fighetto con la barba pettinatissima, il casco cross-vintage e i pantaloni cargo infilati dentro agli anfibi slacciati, tutto molto evocativo di vacanze “off the road” che mettimai che prendi una buca tra San Babila e Loreto, vuoi non essere preparato?

E poi cosa succederà? Probabilmente tra qualche anno vedrà la luce una Himalayan 1200 (che in autostrada avere potenza serve) con le sospensioni con la corsa un po’ più corta (ma in fondo oltre 200mm su asfalto a cosa vuoi che servano?), magari con la sella più comoda (se no la passeggera non viene al mare) e le gomme tassellate ma un po’ meno tassellate (che quando c’è umido il tassello scivola).

Oh cazzo… le vecchie enduro, che si erano evolute nelle maxienduro che, diventate troppo maxi stanno tornando mini, ritorneranno maxi.

Il re è morto, viva il re.

(tra la prima stesura di questo articolo e la sua pubblicazione, ho letto a proposito della nuova KTM 1090R, un’endurona oltre 1000cc con cento cavalli sani sani, “la vedo un po’ sacrificata per fare turismo”. Non penso serva aggiungere altro)

Questo articolo era stato scritto per una rivista che non ha mai visto la luce, lo ripubblico qui dopo avere chiesto l’autorizzazione

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