Albania e Macedonia 2018 – si comincia

Report con il solito giorno di ritardo del nostro primo giorno in Albania, primo di queste vacanze per me, primo in assoluto per la Pinkie. Per chi non l’avesse ancora capito, la Pinkie è Maria, la mia compagna, il nomignolo viene dal suo Beta Alp con le grafiche rosa e dal casco dello stesso colore. Sembrerebbe una tenera Barbie, in realtà è un pitbull, ma non diteglielo o si monta la testa.

Io in Albania ci sono già stato, un pochino (poco) la conosco, conosco diversi albanesi, sia residenti in Italia da anni, che residenti qui, ciò nonostante ci sono alcune cose che riescono ancora a stupirmi:

-Il casino indecoroso che riescono a creare ovunque ci siano più di tre automobili in uno spazio anche superiore all’ettaro.
-Il terrificante gusto dell’orrido nel costruire.
-L’ospitalità che riesce sempre a spiazzarmi.

Ero convinto di essere ormai preparato a quanto sopra, e invece no. Scendiamo dal traghetto e puntiamo le moto in direzione superstrada.
Alla prima rotonda è già il caos, la segnaletica indica che dobbiamo dare la precedenza, gli altri autisti indicano che ci si muove alla “ognuno per sè e Dio contro tutti, chi si lancia per primo ha la precedenza.

Dietro gli occhialoni rosa della Pinkie si vede uno sguardo colmo di terrore, nonostante sia di origini siciliane, non è abituata a tutto ciò.

Da sopra ai tetti dei bazar, fanno capolino mostruosità del genere

Da sopra ai tetti dei bazar, spuntano mostruosità del genere…

Dopo pochi Km anche il secondo punto riceve una conferma, una sequela di edifici in finto stile neoclassico, con tanto di timpani e colonne, fa bella mostra di sè. Ci si aspetterebbe che ospitassero night, alberghi, casinò tipo Las Vegas, e invece no: ci possiamo trovare negozi di idraulico, autogrill, hotel o semplici abitazioni di persone alle quali non piace farsi notare.

Entriamo nella periferia di Tirana e una voce echeggia nei nostri caschi: urla “MEMENTO MORI”, ricordati che devi morire, si ok lo so, ma vorrei rimandare almeno a fine viaggio. E poi morire sotto un Mercedes degli anni ’80 sarebbe proprio brutto.

Il caldo è brutale, ci fermiamo a bere qualcosa in un bar, chiedo due informazioni al cameriere, che non parla una parola di inglese, e figuriamoci di italiano. Interviene un vicino di tavolo “io parlo italiano”, facciamo due parole poi il vicino di tavolo si alza per andarsene, mi guarda e mi fa “vostre bibite le ho offerte io”. EH? COME? COSA? PERCHE’? Cerco di abbozzare una protesta, insomma, qualcosa che faccia capire che non ce n’era bisogno. Mi da la mano e mi saluta con un “benvenuti in Albania, buona vacanza”. Ecco, questa è la terza cosa che mi lascia sempre basito. E non è così rara come si potrebbe pensare.

La prima tappa del giorno è Kruje, di cui vogliamo visitare la fortezza, lungo la strada però ci accoglie una sorpresa non indicata nelle guide turistiche:

Sari Saltikut Tekke

“la moschea tascabile”. All’inizio penso che la casupola con un vecchietto a fare da guardiano sia una specie di ingresso o biglietteria, ma basta un attimo per capire che siamo capitati in uno dei luoghi più sacri per i musulmani Bektashi d’Albania, dove, secondo la tradizione si venera l’impronta in una roccia del piede di Sari Saltikut . Il vecchietto di guardia ci spiega un po’ a gesti, un po’ in italiano e infilandoci qualche parola di angloalbanese, come i Musulmani Bektashi non credano che esista “il loro” Dio, ma che il Dio dei Bektashi, quello dei Cristiani, e quello delle altre religioni sia sempre il medesimo e che ognuno lo veneri come ritiene giusto. Non so se sia vero, non so se ho capito bene, ma se così è, i ragazzi erano piuttosto avanti, visto che parliamo di una setta nata nel XIII secolo…

Mausoleo Kastrioti

Raggiungiamo Kruje, che merita una visita per il bazar (più per l’architettura che per le ciofeche che ci si trovano in vendita) e per le rovine del castello, che ospitano anche il mausoleo di Skenderbeu (uno degli eroi nazionali albanesi), dove la lentini si monta la testa vedendo il busto dell’eroina locale.

Dai, la versione originale di Ghost era un pacco…

Secondo me si prende troppo sul serio...

Secondo me si prende troppo sul serio…

e il mueo etnografico che fa da set a un remake del noto film “Ghost” (e che, a parte le nostre boiate, vale da solo una visita a Kruje)

Riprendiamo le moto, ci rimettiamo in strada ed affrontiamo stoicamente i km che ci mancano a Scutari, che non sono molti ma sono TUTTI di traffico e casino. Nel giro di un giorno l’Albania ci ha già spiegato come vanno le cose.

 

2 commenti

  1. Come vi trovate finora con le SWM? Vanno bene?

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